Le infezioni ospedaliere o nosocomiali sono le infezioni acquisite durante la degenza ospedaliera.
Attualmente la possibilità di contrarre infezioni all’interno delle strutture sanitarie è relativamente elevato e il rischio di decessi non è trascurabile. Secondo i dati dell’’ECDC in Europa si contano 4 milioni di infezioni all’anno. Le infezioni ospedaliere rappresentano una grande sfida per il Sistema Sanitario Nazionale anche sotto il profilo economico in quanto hanno un impatto elevato sui costi sanitari. Un’infezione da MRSA (Staphylococcus Aureus Meticillino-Resistente) prolunga la degenza ospedaliera in media da 4 a 14 giorni, causando un aumento dei costi variabile da €10000 a 36000 per paziente. In Italia, le risorse assorbite dalla gestione delle infezioni nosocomiali impattano per lo 0,8% sul PIL generando una spesa sanitaria aggiuntiva di circa 1 miliardo di euro, da 4.000 a 28.000 euro per paziente. Le terapie intensive sono le aree ospedaliere con la maggior frequenza di infezioni nosocomiali; in questi reparti quindi, un programma di controllo delle infezioni, diventa ancora più importante anche sotto il profilo economico. Per questo motivo, le caratteristiche dei dispositivi medici utilizzati vanno sempre più nella direzione di evitare qualsiasi occasione di contagio o infezione che possa occorrere durante il loro utilizzo.

Evidenze cliniche attestano che il metodo di lavaggio con la bacinella è una delle principali cause di infezioni nosocomiali, in particolare, le infezioni urinarie in pazienti con catetere (CAUTIs) risultano essere circa il 36% del totale ed aumentano la durata della degenza ospedaliera di 7 giorni. Esse sono spesso veicolo di patogeni che causano infezioni: Enterococcus species, Staphylococcus aureus, VRE, gram-negativi, batteri farmaco-resistenti.
Molti studi attestano che spesso le tubature, i lavandini ed i rubinetti negli ospedali risultano contaminati. E’ consigliabile non utilizzare l’acqua corrente su pazienti critici per evitare il rischio di infezioni.